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Ogni giorno due milioni di europei mangiano filetti di pesce persico surgelati. La gran parte di questo pesce viene dal Lago Vittoria, in Africa, dove negli anni Sessanta qualcuno ha incautamente (o per calcolo?) introdotto tale specie. Risultato: il pesce persico ha cannibalizzato tutte le altre specie presenti nel lago, stravolgendo l'ecosistema. L'acqua in molte aree si è imputridita e il persico ha raggiunto le dimensioni di uno squalo. L'incubo di Darwin. E questa è solo una parte del problema. Con tutto questo pesce da vendere, si potrebbe pensare, non se la passeranno tanto male sulle coste del lago. E invece. E invece ci facciamo un giretto in Tanzania, presso una delle città che riposano alle rive del grande bacino d'acqua. Entro una fabbrica sterile e ultramoderna, un plotone di indigeni in grembiule e mascherina cura il pesce togliendo le spine ed estraendo i filetti. Che vengono puliti, impacchettati e raccolti in casse. Le casse vengono poi caricate su grandi aerocarghi che le portano in Europa, insieme con altri generi alimentari (frutta, verdura, riso, ecc.) raccolti in giro per l'Africa. Alle volte gli aerei sono così stipati che precipitano durante il decollo. Che legame c’è tra un pesce e un kalashnikov? Ce lo svela in questo documentario, vincitore dell’European Film Award e giustamente candidato all’Oscar, il filmmaker Hubert Sauper. Aerei russi arrivano in Tanzania, ogni giorno, per caricare tonnellate di Persico del Nilo, immesso nel lago Victoria artificialmente nei ‘60 e che ha distrutto l’ecosistema locale, pronte per i nostri mercati. Quello che molti fanno finta di non sapere è che quei cargo scaricano anche armi, destinate alle guerre d’Africa. Ai miserabili della Tanzania non rimane che scavare tra lische e teste, accatastate in lerci cumuli. Ma l’olezzo di morte e carestia sembra non arrivare agli inviati dell’Unione Europea, pronti a magnificare gli standard delle fabbriche ittiche del luogo in una surreale conferenza stampa. L’introduzione del pesce persico del Nilo durante gli anni ‘50 nel lago Vittoria, in Uganda, ha causato non pochi problemi all’ecosistema del lago. Si tratta infatti di un grande predatore che ha dato del filo da torcere agli altri pesci che popolavano l’area. Oggi quel pesce si chiama “Pesce persico africano”, viene venduto in tutto il mondo e pare sia addirittura protetto Il persico introdotto nel Lago Vittoria ha sterminato le specie ittiche locali e causato altri problemi ecologici. Inizialmente la pesca del pesce persico ha significato sviluppo e benessere per alcune industrie ittiche (prevalentemente gestite da indiani). Ma queste producono esclusivamente per l’esportazione e creano un indotto che beneficia quasi esclusivamente le società straniere presenti in Africa. Gli africani non si possono permettere di pagare questo pesce lavorato secondo standard europei. La faccio breve per dire che le conseguenze di questa ricca produzione stanno paradossalmente uccidendo gli stessi paesi produttori che si trovano a fare i conti con una popolazione poverissima (oltre il 50% non ha di che sfamarsi e vive con un dollaro al giorno), AIDs dilagante e, incredibilmente, una carestia talmente grave da richiedere continui aiuti alimentari alla FAO e alle organizzazioni internazionali. Tralascio di affrontare la questione del commercio delle armi, come fa il documentario dimostrando che il traffico degli aerei da cargo che trasportano il pesce in Europa arrivano carichi di armi per guerre locali. Le guerre sono considerate dalla gente una benedizione, l’unica via d’uscita dalla fame.
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